Pullman ribaltato, l'ipotesi del guasto
A Jesolo la messa per i cinque morti
Un momento dell'incontro dell'Associazione nazionale carabinieri a Jesolo dove il previsto raduno si è trasformato in commemorazione con la celebrazione della messa in ricordo dei cinque morti sull'A13
Il legale dell'autista: "Aspettiamo
i risultati della perizia per capire"
Annullato il raduno, in migliaia all'omaggio sotto la pioggia
jesolo
«Fisicamente l’autista sta abbastanza bene. È difficile dire cosa è accaduto. Ho parlato solo qualche minuto con lui e bisognerà aspettare i risultati peritali per chiarimenti». Intanto Pier Ilario Troccolo, avvocato di Lorenzo Ottaviani, l’autista del pullman finito nella scarpata a Padova, spiega a TgCom24 che «io escluderei l’ipotesi del colpo di sonno e propenderei per un disastro di origine tecnico. A far luce sarà un’ indagine tecnica». «Dopo essersi rimesso al volante, dopo la terza sosta, a circa 10 minuti dalla ripresa del viaggio, l’autista non è più riuscito a tenere il volante perchè il pullman tirava a destra, fino al volo nella scarpata», prosegue il legale.
«La polizia stradale - sottolinea Troccolo - infatti non ha trovato segni di frenata sull’asfalto. Alla luce di ciò mi affido alla perizia tecnica. Il pullman - rileva - non era nuovo ma di recente costruzione. Lo stesso vale per la revisione e la patente dell’autista, era tutto a posto».
Intanto, i carabinieri che dovevano calare in massa per festeggiare, sono giunti a Jesolo per rendere omaggio ai loro amici. Il 22/a raduno nazionale dei carabinieri è stato annullato e stamane l’appuntamento è stato, sotto una pioggia finissima ed insistente, in un silenzio attonito davanti ad un altare da campo in una piazza cittadina, una messa di suffragio. «Un evento di festa, di valori non negoziabili è diventato un momento di dolore, di lutto, di pianto». Così nell’omelia Mons. Corrado Borlenghi, cappellano militare del Comando generale dei Carabinieri, ha ricordato le due donne e i tre uomini vittime dell’incidente.
Mons. Borlenghi, coadiuvato dal cappellano militare del Veneto Tombolan, ha sottolineato che è per la tragedia che si è abbattuta sulle cinque famiglie di Aprilia che si è svolta la «celebrazione di speranza, una celebrazione che ci fa essere certi che quelli che ci hanno preceduto sono nelle mani di Dio». Ricordando le vittime legate tutte all’Arma (uno di loro, Roberto Arioli, era il presidente dell’associazione carabinieri in congedo di Aprilia), il cappellano ha tenuto ad evidenziare che l’Arma dei Carabinieri «è una grande famiglia, che nel momento di prova fa stringere uno accanto all’altro come fanno i passeri quando fa freddo, sui rami, quando c’è neve. Come i passeri noi ci stringono e continuano a sperare».
Parole che sono state ascoltate dagli 80 mila presenti in un silenzio profondo e condivise, tra gli altri, dal comandante generale dell’Arma, Leonardo Galitelli, dal presidente del Consiglio regionale del Veneto Clodovaldo Ruffato, dal sindaco di Jesolo, Francesco Calzavara, attorniato dai cittadini e da altri vertici civili e militari giunti stamani da altre Regioni. Il picchetto d’onore dei Carabinieri e l’intonazione del silenzio hanno chiuso il rito religioso, accompagnato da un lungo, unico e spontaneo applauso. «È l’unico applauso che ci sarà in tutta la giornata» ha ricordato lo speaker prima che iniziasse la sfilata dei labari, listati a lutto, delle sezioni delle associazioni dei carabinieri in congedo e in servizio di tutte le Regioni italiane e delle rappresentanze estere.
«La polizia stradale - sottolinea Troccolo - infatti non ha trovato segni di frenata sull’asfalto. Alla luce di ciò mi affido alla perizia tecnica. Il pullman - rileva - non era nuovo ma di recente costruzione. Lo stesso vale per la revisione e la patente dell’autista, era tutto a posto».
Intanto, i carabinieri che dovevano calare in massa per festeggiare, sono giunti a Jesolo per rendere omaggio ai loro amici. Il 22/a raduno nazionale dei carabinieri è stato annullato e stamane l’appuntamento è stato, sotto una pioggia finissima ed insistente, in un silenzio attonito davanti ad un altare da campo in una piazza cittadina, una messa di suffragio. «Un evento di festa, di valori non negoziabili è diventato un momento di dolore, di lutto, di pianto». Così nell’omelia Mons. Corrado Borlenghi, cappellano militare del Comando generale dei Carabinieri, ha ricordato le due donne e i tre uomini vittime dell’incidente.
Mons. Borlenghi, coadiuvato dal cappellano militare del Veneto Tombolan, ha sottolineato che è per la tragedia che si è abbattuta sulle cinque famiglie di Aprilia che si è svolta la «celebrazione di speranza, una celebrazione che ci fa essere certi che quelli che ci hanno preceduto sono nelle mani di Dio». Ricordando le vittime legate tutte all’Arma (uno di loro, Roberto Arioli, era il presidente dell’associazione carabinieri in congedo di Aprilia), il cappellano ha tenuto ad evidenziare che l’Arma dei Carabinieri «è una grande famiglia, che nel momento di prova fa stringere uno accanto all’altro come fanno i passeri quando fa freddo, sui rami, quando c’è neve. Come i passeri noi ci stringono e continuano a sperare».
Parole che sono state ascoltate dagli 80 mila presenti in un silenzio profondo e condivise, tra gli altri, dal comandante generale dell’Arma, Leonardo Galitelli, dal presidente del Consiglio regionale del Veneto Clodovaldo Ruffato, dal sindaco di Jesolo, Francesco Calzavara, attorniato dai cittadini e da altri vertici civili e militari giunti stamani da altre Regioni. Il picchetto d’onore dei Carabinieri e l’intonazione del silenzio hanno chiuso il rito religioso, accompagnato da un lungo, unico e spontaneo applauso. «È l’unico applauso che ci sarà in tutta la giornata» ha ricordato lo speaker prima che iniziasse la sfilata dei labari, listati a lutto, delle sezioni delle associazioni dei carabinieri in congedo e in servizio di tutte le Regioni italiane e delle rappresentanze estere.
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