Monti: le scelte di Hollande compatibili con le nostre
I due leader Il premier italiano, Mario Monti, insieme alla Cancelliera tedesca, Angela Merkel Per Monti la linea politica europea non rischia sbandamenti in caso di vittoria di Hollande
In caso di vittoria socialista il premier non teme strappi su austerità e mercato unico
FABIO MARTINI
roma
Se la Francia tornerà ad affidarsi ad un presidente socialista, Mario Monti ritiene che le ricette di sinistra di Hollande sarebbero innovative ma «compatibili» con le stelle polari della politica europea dell’Italia, l’austerità e il mercato unico. Nei giorni scorsi con la ovvia riservatezza necessaria in casi come questi, l’entourage del Presidente del Consiglio è stato informato a più riprese sulle linee guida della politica europea che Hollande sposerebbe in caso di elezione e che dovrebbe rendere pubbliche tra lunedì e martedì: il “Memorandum per la crescita in Europa” è previsto che sia inviato a tutti i capi di governo europei e conterrà un pacchetto di misure fortemente innovative, alcune delle quali il Presidente francese vorrebbe diventassero operative in tempi stretti, in modo da dare il senso di una svolta legata alla sua elezione.
Hollande, se sarà eletto, ha intenzione di discutere del suo “Memorandum” nel primo incontro a tu per tu, quello con la Cancelliera Angela Merkel, alla quale proporrà un nuovo Patto franco-tedesco (che eviti di replicare i vizi del precedente Direttorio a due), ma subito dopo - e prima del G8 di Camp David - il nuovo presidente francese avrebbe intenzione di incontrare a Roma anche Monti. Nel “Memorandum” sono previste novità significative, potenzialmente capaci di imprimere una svolta alla politica dell’Unione, ma anche l’affermazione di alcuni principii - il ruolo dello Stato e dei servizi pubblici, il dialogo con le parti sociali - che per la loro connotazione di “sinistra” potrebbero essere rilanciate in Italia dal Pd, fornendo nuovi argomenti al principale partito del fronte progressista.
Nel “Memorandum”, a differenza di quanto anticipato da Hollande, non verrebbe annunciata la “disdetta” del Fiscal compact voluto dalla Germania, ma invece la sua (obbligatoria) integrazione con una impegnativa Dichiarazione, all’interno del quale l’Unione indichi gli obiettivi da conseguire in tempi accelerati: le Euroobligations (o Euro-bonds); la
ricapitalizzazione immediata della Banca Europea degli investimenti; un piano organico di infrastrutture, riattivando i fondi strutturali in scadenza; la riproposizione di una tassa europea sulle transazioni finanziarie. Oltre a queste misure, tutte miranti a smottare la linea dell’austerità propugnata dalla Germania, Hollande caldeggerà politiche di sinistra, vecchie e nuove. Nel Memorandum è previsto un passaggio dedicato alla «reciprocità» da richiedere a Paesi come la Cina per il rispetto degli standard sociali e commerciali», «un dialogo sociale» a livello europeo, un ruolo protagonista alle politiche statali.
Un’impronta di sinistra destinata a spiazzare i tanti sostenitori italiani di centrodestra di Hollande (da Berlusconi a Tremonti fino a Cicchitto) e a dare argomenti al Pd. Pier Luigi Bersani ha puntato forte su Hollande (ricevendolo a Roma e partecipando ad un comizio comune in Francia) e Sandro Gozi, in Parlamento l’uomo di punta del Pd per le politiche europee, annuisce: «Effettivamente, gli argomenti di Hollande sono destinati a rafforzare in Italia chi sostiene che la crescita non si ottiene soltanto col rigore e le liberalizzazioni ma anche con politiche attive di stimolo. Se l’Europa, grazie alla Francia, andrà in quella direzione, il governo non potrà limitarsi a muoversi tra la Scilla della politica di austerità e la Cariddi del mercato unico». Una vittoria di Hollande potrebbe ridare fiato anche agli argomenti di Romano Prodi, che alcune settimane dopo l’insediamento di Mario Monti, in una lunga chiacchierata riservata col premier, gli consigliò di stringere un’intesa con la Spagna di Rajoy. Consiglio inascoltato. Più recentemente, in un editoriale per il “Messaggero”, Prodi ha chiesto all’Italia di unirisi assieme a Francia e Spagna e proporre «una strategia comune per l’Europa».
Intanto, da Bruxelles, arriva una significativa dichiarazione di Olli Rehn, commissario europeo agli Affari economici e monetari, secondo il quale l’Unione europea sarà flessibile nell’applicazione delle regole sul deficit in una fase di forte difficoltà economica: «Al momento della sua applicazione, il patto dà un margine considerevole di valutazione» che tiene conto delle differenti «condizioni di bilancio e macroeconomiche» dei diversi Paesi. Non è il preannuncio dello sblocco di una richiesta che l’Italia avanza da diversi mesi, lo scorporo degli investimenti nel calcolo del deficit, ma invece l’annuncio del massimo di flessibilità in quella che il patto stesso definisce «fattori rilevanti» negli obblighi di risanamento
Hollande, se sarà eletto, ha intenzione di discutere del suo “Memorandum” nel primo incontro a tu per tu, quello con la Cancelliera Angela Merkel, alla quale proporrà un nuovo Patto franco-tedesco (che eviti di replicare i vizi del precedente Direttorio a due), ma subito dopo - e prima del G8 di Camp David - il nuovo presidente francese avrebbe intenzione di incontrare a Roma anche Monti. Nel “Memorandum” sono previste novità significative, potenzialmente capaci di imprimere una svolta alla politica dell’Unione, ma anche l’affermazione di alcuni principii - il ruolo dello Stato e dei servizi pubblici, il dialogo con le parti sociali - che per la loro connotazione di “sinistra” potrebbero essere rilanciate in Italia dal Pd, fornendo nuovi argomenti al principale partito del fronte progressista.
Nel “Memorandum”, a differenza di quanto anticipato da Hollande, non verrebbe annunciata la “disdetta” del Fiscal compact voluto dalla Germania, ma invece la sua (obbligatoria) integrazione con una impegnativa Dichiarazione, all’interno del quale l’Unione indichi gli obiettivi da conseguire in tempi accelerati: le Euroobligations (o Euro-bonds); la
ricapitalizzazione immediata della Banca Europea degli investimenti; un piano organico di infrastrutture, riattivando i fondi strutturali in scadenza; la riproposizione di una tassa europea sulle transazioni finanziarie. Oltre a queste misure, tutte miranti a smottare la linea dell’austerità propugnata dalla Germania, Hollande caldeggerà politiche di sinistra, vecchie e nuove. Nel Memorandum è previsto un passaggio dedicato alla «reciprocità» da richiedere a Paesi come la Cina per il rispetto degli standard sociali e commerciali», «un dialogo sociale» a livello europeo, un ruolo protagonista alle politiche statali.
Un’impronta di sinistra destinata a spiazzare i tanti sostenitori italiani di centrodestra di Hollande (da Berlusconi a Tremonti fino a Cicchitto) e a dare argomenti al Pd. Pier Luigi Bersani ha puntato forte su Hollande (ricevendolo a Roma e partecipando ad un comizio comune in Francia) e Sandro Gozi, in Parlamento l’uomo di punta del Pd per le politiche europee, annuisce: «Effettivamente, gli argomenti di Hollande sono destinati a rafforzare in Italia chi sostiene che la crescita non si ottiene soltanto col rigore e le liberalizzazioni ma anche con politiche attive di stimolo. Se l’Europa, grazie alla Francia, andrà in quella direzione, il governo non potrà limitarsi a muoversi tra la Scilla della politica di austerità e la Cariddi del mercato unico». Una vittoria di Hollande potrebbe ridare fiato anche agli argomenti di Romano Prodi, che alcune settimane dopo l’insediamento di Mario Monti, in una lunga chiacchierata riservata col premier, gli consigliò di stringere un’intesa con la Spagna di Rajoy. Consiglio inascoltato. Più recentemente, in un editoriale per il “Messaggero”, Prodi ha chiesto all’Italia di unirisi assieme a Francia e Spagna e proporre «una strategia comune per l’Europa».
Intanto, da Bruxelles, arriva una significativa dichiarazione di Olli Rehn, commissario europeo agli Affari economici e monetari, secondo il quale l’Unione europea sarà flessibile nell’applicazione delle regole sul deficit in una fase di forte difficoltà economica: «Al momento della sua applicazione, il patto dà un margine considerevole di valutazione» che tiene conto delle differenti «condizioni di bilancio e macroeconomiche» dei diversi Paesi. Non è il preannuncio dello sblocco di una richiesta che l’Italia avanza da diversi mesi, lo scorporo degli investimenti nel calcolo del deficit, ma invece l’annuncio del massimo di flessibilità in quella che il patto stesso definisce «fattori rilevanti» negli obblighi di risanamento
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