Imu, il governo: «Esente il 30%
Imposta media di 200 euro»
Ceriani: «Possibili aggiustamenti per il prossimo anno
Non tassare la prima casa era una peculiarità italiana»
di Luca Cifoni
ROMA L’Imu da una parte è una necessità imposta dal risanamento dei conti pubblici ma dall’altra anche la correzione di una «peculiarità italiana», ossia la totale esenzione dai tributi dell’abitazione principale. Mentre con l’avvicinarsi della scadenza elettorale amministrativa le polemiche sull’imposta municipale crescono di intensità, il governo esce allo scoperto per dare la sua versione: lo fa con il sottosegretario all’Economia Vieri Ceriani, che sta seguendo da vicino tutti i delicati dossier fiscali. Ceriani tiene innanzitutto a precisare che l’Imu non è un’invenzione dell’attuale esecutivo: il tributo era stato impostato e definito in mesi di dibattito sul federalismo, il governo Monti ne ha anticipato l’entrata in vigore, in via sperimentale, pressato dall’emergenza finanziaria. L’unica novità sostanziale, rispetto all’Ici, riguarda il ritorno dell’abitazione principale nella base imponibile dell’imposta.
Il sottosegretario quantifica l’effetto pratico di questa novità: dal punto di vista dei conti pubblici lo Stato dovrebbe incassare 3,4 miliardi, poco più dei 3 che rappresentavano il gettito della vecchia Ici, mentre dal punto di vista del contribuente il prelievo medio sarà di 200 euro. Più precisamente, ammonterà a 194 euro il tributo medio dovuto da ogni singolo contribuente e a 235 quello per immobile: la differenza è dovuta al fatto che sullo stesso immobile sono presenti diverse quote di proprietà. Così, per quanto riguarda gli immobili, su 19,2 milioni 14,6 verseranno l’Imu e gli altri 4,6 risulteranno esenti; quanto ai proprietari pagheranno 17,5 milioni su 24,3 mentre non dovranno nulla gli altri 6,8 milioni, cioè quasi il 30 per cento. L’Imu, spiega Ceriani risulterà «più progressiva», nel senso che «si sentirà un po’ di più» sugli immobili con un’alta rendita catastale. Mentre nella fascia molto bassa il prelievo sarà ridotto dall’incremento della detrazione.
Il sottosegretario entra poi nel merito di alcuni nodi emersi nelle ultime settimane. «È falso che le fondazioni bancarie siano esenti dall’Imu: a loro si applicheranno, solo per gli immobili non destinati ad attività commerciali, le stesse regole del no profit, recentemente rese più restrittive per loro come per la Chiesa cattolica». Mentre per quanto riguarda gli anziani che hanno lasciato la propria abitazione per andare in case di riposo o di cura «la decisione è lasciata ai Comuni che conoscono le situazioni particolari». Ai sindaci però resterà anche l’onere finanziario dell’eventuale equiparazione di queste situazioni a quella dell’abitazione principale.
Altri aspetti saranno rivisti in corso d’opera. È il caso ad esempio dell’Imu applicata all’agricoltura. Il settore teme un effetto devastante, in particolare per quanto riguarda i fabbricati strumentali il cui censimento sarà completato entro il 30 novembre. Proprio per monitorare questa situazione, il governo si è lasciata aperta la possibilità di rivedere entro l’anno aliquote e detrazioni, in modo da avvicinare il più possibile il gettito effettivo a quello atteso. Sulla carta i ritocchi potranno riguardare tutti gli immobili, non solo quelli agricoli, ma il governo (nonostante i timori dei Comuni) non si aspetta «scostamenti significativi».
Fin qui la situazione del 2012. Ceriani getta anche un cauto sguardo sul futuro, aprendo alla possibilità di aggiustamenti di quella che al momento è ancora un’imposta sperimentale. Da una parte c’è la prospettiva, non ravvicinata, della riforma del catasto: gli eventuali aumenti delle rendite, in direzione dei valori di mercato, saranno compensati dalla riduzione delle aliquote. Già dal 2013 però qualcosa potrebbe cambiare, non tanto per i contribuenti ma per i sindaci che lamentano di essere costretti ad agire come esattori di un tributo statale: l’Imu potrebbe essere divisa in due e la quota del governo centrale diventerebbe un tributo autonomo. In alternativa, queste risorse verrebbero utilizzate per finanziare i trasferimenti ai Comuni stessi, rendendo l’imposizione un po’ più logica anche se non meno gravosa.
Il sottosegretario quantifica l’effetto pratico di questa novità: dal punto di vista dei conti pubblici lo Stato dovrebbe incassare 3,4 miliardi, poco più dei 3 che rappresentavano il gettito della vecchia Ici, mentre dal punto di vista del contribuente il prelievo medio sarà di 200 euro. Più precisamente, ammonterà a 194 euro il tributo medio dovuto da ogni singolo contribuente e a 235 quello per immobile: la differenza è dovuta al fatto che sullo stesso immobile sono presenti diverse quote di proprietà. Così, per quanto riguarda gli immobili, su 19,2 milioni 14,6 verseranno l’Imu e gli altri 4,6 risulteranno esenti; quanto ai proprietari pagheranno 17,5 milioni su 24,3 mentre non dovranno nulla gli altri 6,8 milioni, cioè quasi il 30 per cento. L’Imu, spiega Ceriani risulterà «più progressiva», nel senso che «si sentirà un po’ di più» sugli immobili con un’alta rendita catastale. Mentre nella fascia molto bassa il prelievo sarà ridotto dall’incremento della detrazione.
Il sottosegretario entra poi nel merito di alcuni nodi emersi nelle ultime settimane. «È falso che le fondazioni bancarie siano esenti dall’Imu: a loro si applicheranno, solo per gli immobili non destinati ad attività commerciali, le stesse regole del no profit, recentemente rese più restrittive per loro come per la Chiesa cattolica». Mentre per quanto riguarda gli anziani che hanno lasciato la propria abitazione per andare in case di riposo o di cura «la decisione è lasciata ai Comuni che conoscono le situazioni particolari». Ai sindaci però resterà anche l’onere finanziario dell’eventuale equiparazione di queste situazioni a quella dell’abitazione principale.
Altri aspetti saranno rivisti in corso d’opera. È il caso ad esempio dell’Imu applicata all’agricoltura. Il settore teme un effetto devastante, in particolare per quanto riguarda i fabbricati strumentali il cui censimento sarà completato entro il 30 novembre. Proprio per monitorare questa situazione, il governo si è lasciata aperta la possibilità di rivedere entro l’anno aliquote e detrazioni, in modo da avvicinare il più possibile il gettito effettivo a quello atteso. Sulla carta i ritocchi potranno riguardare tutti gli immobili, non solo quelli agricoli, ma il governo (nonostante i timori dei Comuni) non si aspetta «scostamenti significativi».
Fin qui la situazione del 2012. Ceriani getta anche un cauto sguardo sul futuro, aprendo alla possibilità di aggiustamenti di quella che al momento è ancora un’imposta sperimentale. Da una parte c’è la prospettiva, non ravvicinata, della riforma del catasto: gli eventuali aumenti delle rendite, in direzione dei valori di mercato, saranno compensati dalla riduzione delle aliquote. Già dal 2013 però qualcosa potrebbe cambiare, non tanto per i contribuenti ma per i sindaci che lamentano di essere costretti ad agire come esattori di un tributo statale: l’Imu potrebbe essere divisa in due e la quota del governo centrale diventerebbe un tributo autonomo. In alternativa, queste risorse verrebbero utilizzate per finanziare i trasferimenti ai Comuni stessi, rendendo l’imposizione un po’ più logica anche se non meno gravosa.
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